Una lacrima in più

7 febbraio 2013

sotto Vivendo

È da diverso tempo che ho in mente di scrivere questo post (circa 100 giorni) ma non avrei mai creduto di metterci tanto. Vuoi il lavoro, le poppate notturne, i cambi di latte in polvere, di medicine e varie dimenticanze miste a sonnolenze mi ritrovo, in una pausa pranzo qualsiasi, a buttar giù riflessioni pensate in più di tre mesi.

Più cresci e più pensi a quando diventerai padre e, più ci pensi, più non sai come affronterai quei momenti. Tutti i vari momenti. Non sai se aspettarti un travaglio lungo oppure no, se sverrai oppure sarai forte, se sarai bravo oppure una schiappa. Insomma un sacco di seghe mentali di cui la maggior parte davvero inutili.

Poi arriva il momento e, anche se sapevi che era esattamente quel giorno (causa prenotazione per l’induzione), non sei preparato per quello che sta per accadere. In realtà mi ricordo che ero abbastanza calmo e poco preoccupato, sicuro di me stesso, di Cristina e di tutti quelle persone che avremmo trovato in ospedale per aiutarci.

Dopo qualche ora di dolori ci siamo presentati in ospedale verso le 4 del mattino. Intorno alle 11.30 ci hanno fatto entrare in sala travaglio. Alle 15.45 è nato Andrea!
Le lacrime scendono, le emozioni si accavallano, le telefonate ai genitori e parenti incominciano, insomma, un tornado che ti prende e non sai quando ti mollerà.

In tutto questo ti fermi pochi secondi, ti giri e la guardi. Lei, la madre di tuo figlio appena nato, quella che fino a qualche minuto prima ti ha quasi rotto un braccio dal dolore, che guarda fisso Andrea e ogni tanto si guarda intorno come se non avesse ancora ben capito quello che è successo.
Le stringi la mano mentre ci sono gli ultimi controlli di rito, mentre trema ancora come una foglia per il dolore e la riguardi come non l’hai mai guardata, con quella delicatezza e quel rispetto che merita perché sapevi essere una donna forte ma mai ti saresti immaginato tanto.

Ed ecco perché questa lacrima in più, perché è quella che non ti saresti mai immaginato di versare, quella a cui forse tieni di più, quella che quasi ti viene voglia di dedicare.

Amare è bello e non sempre serve dirlo. Ogni tanto degli sguardi valgono più di mille parole e in quella sala, il 30 ottobre, ci si è amati un po’ di più.

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